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Due parole sul dialetto triestino e friulano.
 
E’ ben noto che l’antico dialetto tergestino che si parlava a Trieste fino all’epoca in cui alla città venne concesso il Portofranco (1719) fosse un dialetto prettamente più ladino che veneto (addirittura da rione a rione l’una parlata prevaleva sull’altra, benché dai documenti ufficiali ben poco si può trarre su questo argomento).
 
Per la conoscenza di questa parlata non esistono oggi prove certe. I famosi “dialoghi” raccolti dal Mainati e commentati dall’illustre glottologo Graziadio Ascoli, che sembrano dimostrare come a Trieste si parlasse una forma di ladino sino ai primi decenni del XIX secolo, non sono oggi considerati alla stregua di documenti scientificamente accettabili. Nei documenti del XIV e XV secolo, restano peraltro tracce di una parlata assai peculiare che univa elementi sicuramente ladini a termini d’importazione veneta. Dai pochi esempi che si hanno nelle serie archivistiche del medioevo, possiamo intuire un tergestino che si va evolvendo con caratteristiche proprie e che nel corso del tempo assume anche con dovizia parole di altre lingue come il tedesco, lo sloveno e persino il francese.
 
L’aprirsi della antica Tergeste alle possibilità del suo mare, costituì il punto di cesura tra le antiche parlate e il prevalere della parlata veneta più conosciuta specialmente nel Levante e più ricca di vocaboli adatti ad una attività pratica commerciale. Dopo l’apertura del Portofranco, dunque, questo tergestino in parte “friulanizzante” ebbe una lenta evoluzione finché, verso la metà del XIX secolo e del vecchio patriziato tergestino (geloso delle tradizioni avite e conosciuto per l’appunto anche come “lis trèdis ciasàdis”) cedette al veneto. Un dialetto che, evolvendosi di continuo, arriva ad essere il triestino che in questa città si usa ad oltranza più di quanto vengano comunemente usati i propri dialetti in altre città italiane.

Il friulano è una parlata ladina che si è evoluta nel tempo, anche se in forma minore del triestino, fino ad arrivare all’odierno friulano. Dialetto, questo, che presenta comunque specificità locali anche rilevanti variando in misura più o meno importante da zona a zona, basti pensare alle tre fasce: la bassa, l’udinese e la Carnia, mentre nel Pordenonese si sta affermando un dialetto di tipo veneto presente, si badi, nella stessa Udine.

                                                                                                                                  Renzo Arcon

 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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